Santa Lucia a Palermo: vince l’arancina semplice, non quella da inseguire

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Il 13 dicembre, a Palermo, non è un giorno qualunque. È Santa Lucia, ed è il giorno in cui il riso prende il posto del pane, le friggitorie diventano luoghi di pellegrinaggio e l’arancina – femmina, almeno qui – diventa una questione identitaria. Così ho deciso di fare quello che fanno in molti, ma a modo mio: un giro tra alcuni dei bar più conosciuti della città, seguendo soprattutto un desiderio preciso, quasi ossessivo: trovare lei, l’arancina al pistacchio e speck.

Il primo stop non poteva che essere Mille Luci. Non è tra i nomi più blasonati del circuito “arancinistico” palermitano, ma l’anno scorso avevo assaggiato una variante radicchio e speck che mi aveva convinta, e la memoria – a Santa Lucia – pesa quanto la tradizione. Conferma arrivata puntuale: l’arancina era buona anche quest’anno. Tanto che ci sono tornata una seconda volta, più tardi, per prenderne due al pistacchio: una classica e una pistacchio e speck. Tra le due, la prima ha vinto nettamente. D’altronde lo speck, quest’anno, sembrava merce rarissima: finito ovunque, nel giro di poche ore.

Da lì mi sono spostata in auto verso il Bar Rosanero. Poca confusione, ma anche poca sorpresa. I gusti erano quelli canonici: carne, burro, mozzarella e spinaci. Qualche incursione più “moderna”, come il pollo al barbecue, non mi ha convinta. Neppure la salsiccia. Ho guardato, valutato, e sono andata avanti.

La tappa successiva era una di quelle che a Palermo non hanno bisogno di presentazioni: il Bar Vabres (o Vabris, come lo chiamano in molti). Qui però la realtà ha avuto la meglio sulla curiosità. Una fila interminabile, un intero marciapiede occupato da persone in attesa. Ho pensato di tornare più tardi. Non l’ho fatto. Succede spesso, nelle giornate di festa.

Ho ripiegato allora sul Bar Italico, altra istituzione cittadina. Anche qui fila, ma gestione rapida e una gentilezza che aiuta a sopportare l’attesa. Ho scelto l’arancina al burro. Scelta azzeccata: croccante fuori, calda, filante dentro. Probabilmente appena fatta. Una di quelle che ti riconciliano con la semplicità. Se non fosse stato per la coda, avrei provato anche quella di carne.

Ma il pensiero fisso restava sempre lui: pistacchio e speck. Così mi sono spostata al Golden Bar. Niente da fare. Esaurite. Tutte. Alla fine ho ripiegato sulla San Daniele: prosciutto crudo, rucola, parmigiano e mozzarella. Discreta, ma senza scintilla. Forse non abbastanza calda, forse non appena fritta. Nel confronto diretto, l’Italico ha vinto senza troppe discussioni.

Ancora non rassegnata, ho fatto un salto in viale Croce Rossa, alla friggitoria da Davide. Anche qui, però, il verdetto era lo stesso: pistacchio e speck finita.

A quel punto l’ultima speranza aveva un nome preciso: New Paradise, noto a Palermo per le sue specialità al pistacchio. Qui ho provato l’arancina pistacchio e gamberetti. Ma qualcosa non ha funzionato. Forse troppo grande, forse troppo distante da quello che cercavo davvero. Io volevo pistacchio, punto. Anche la cucina, assaggiata a margine, non mi ha entusiasmata. Un malinteso gastronomico, più che una delusione.

Era ormai tardi. La città continuava a friggere, io avevo quasi finito le energie. Così sono tornata dove tutto era iniziato: Mille Luci. Ho preso di nuovo l’arancina al pistacchio. E, tutto sommato, non era male. Non perfetta, forse. Ma onesta. Come certe giornate di Santa Lucia: lunghe, affollate, imperfette, ma impossibili da non raccontare.


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