Food Economy

Vino, l’Europa cambia rotta: più fondi, etichette digitali ed enoturismo al centro della strategia anti-crisi

L’Europa prova a tendere una mano al mondo del vino in una fase segnata dal calo dei consumi, dall’incertezza dei mercati internazionali e dal peso crescente dei costi di produzione. Con il nuovo “Pacchetto…

cantina con sala degustazione

L’Europa prova a tendere una mano al mondo del vino in una fase segnata dal calo dei consumi, dall’incertezza dei mercati internazionali e dal peso crescente dei costi di produzione. Con il nuovo “Pacchetto Vino”, frutto dell’accordo raggiunto nel trilogo tra Commissione europea, Consiglio Ue ed Europarlamento, Bruxelles introduce una serie di misure che puntano a semplificare le regole, rendere più flessibile l’uso dei fondi comunitari e rafforzare la competitività delle imprese vitivinicole, con un’attenzione particolare all’enoturismo.

Etichetta digitale: meno burocrazia, più informazioni

Una delle novità più rilevanti riguarda l’introduzione dell’etichetta digitale. Dopo anni di discussioni tra gli Stati membri, l’Unione europea sceglie la strada del QR code: ingredienti e informazioni nutrizionali non saranno più obbligatoriamente riportati in forma estesa sull’etichetta fisica, ma accessibili tramite un rimando digitale.

Una soluzione che evita l’“effetto bugiardino”, riduce i costi legati alla traduzione multilingue e vale sia per i vini commercializzati nel mercato comunitario sia per quelli destinati all’export extra Ue.

Fondi più flessibili e contributi più alti

Il pacchetto interviene anche sull’utilizzo delle risorse Ocm vino, che per l’Italia valgono in media circa 300 milioni di euro l’anno. Le percentuali di cofinanziamento comunitario salgono dal 50% al 60% e possono arrivare fino all’80% nel caso di investimenti che favoriscano l’adattamento ai cambiamenti climatici, come la ristrutturazione dei vigneti o gli interventi tecnologici in cantina.

Una maggiore elasticità che punta a rendere più accessibili gli investimenti in una fase in cui molte aziende faticano a programmare sul lungo periodo.

Enoturismo finalmente tra le attività finanziabili

Per il mondo del vino italiano – che sull’accoglienza in cantina ha costruito una parte importante della propria identità contemporanea – arriva una svolta significativa: l’enoturismo entra ufficialmente tra le attività finanziabili con fondi Ue.

All’interno della misura dedicata agli investimenti in cantina, sarà possibile sostenere anche la realizzazione di sale degustazione e spazi dedicati all’accoglienza dei visitatori, con contributi almeno al 60%. Un riconoscimento formale a un settore in forte crescita, soprattutto in Italia, dove il vino è sempre più esperienza, racconto e relazione con il territorio.

Più tempo per promozione ed impianti

Il pacchetto introduce anche una maggiore durata delle misure di promozione sui mercati esteri: il limite massimo passa da cinque a nove anni per singolo Paese di destinazione, offrendo alle aziende un orizzonte temporale più adeguato per costruire strategie commerciali solide.

Allo stesso tempo viene esteso da tre a otto anni il termine entro cui utilizzare le autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti, riducendo il rischio di perdere opportunità a causa di ritardi burocratici o congiunturali.

Crisi di mercato ed espianti: chiarimenti attesi

Tra le misure anticrisi, Bruxelles chiarisce che le estirpazioni dei vigneti – già adottate in modo massiccio in Francia – potranno essere finanziate con fondi Ue, ma esclusivamente all’interno delle dotazioni nazionali. Una precisazione che evita il rischio di una mutualizzazione dei costi tra Paesi membri.

Dealcolati: regole nuove, dubbi aperti

Resta invece un terreno ancora incerto quello dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Il pacchetto introduce una prima definizione normativa: i vini totalmente dealcolati avranno una gradazione compresa tra 0 e 0,5 gradi e potranno essere definiti “alcohol free”.

Più complesso il quadro per i prodotti “reduced alcohol”, per i quali restano dubbi sulla denominazione e sull’inquadramento dei vini con gradazioni intermedie, un nodo che il settore chiede di sciogliere rapidamente.

Il nodo del tempo: oltre il 2027

L’ultima incognita riguarda la durata delle misure. Le novità entreranno nell’attuale Organizzazione comune di mercato del vino, valida fino al 2027, ma il futuro dell’Ocm dipenderà dalla prossima riforma della Politica agricola comune. Senza certezze sull’orizzonte temporale, il rischio è che strumenti pensati per dare respiro alle imprese restino confinati a pochi anni vino il sole.

Per il vino europeo – e italiano in particolare – si apre dunque una fase nuova, fatta di semplificazioni, opportunità e ancora qualche punto interrogativo. Una partita che si gioca non solo nei vigneti, ma anche tra etichette digitali, accoglienza in cantina e politiche agricole comunitarie.

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