La chiamano “la filiera del pomodoro italiano”, ma sarebbe più corretto parlare dell’ecosistema che tiene insieme agricoltori, industrie, packaging, logistica, export e ristorazione. Un ecosistema che vale quasi 4 miliardi di euro e che mette sui piatti degli italiani – e del mondo – uno dei simboli assoluti della nostra cucina: passata, pelati, polpa, pomodorini.
Eppure oggi, dietro l’immagine rassicurante del Made in Italy, si muove una serie di fragilità che rischiano di cambiare per sempre il modo in cui il pomodoro italiano viene prodotto, trasformato e venduto.
È quanto emerge dall’Assemblea pubblica ANICAV 2025, il grande appuntamento del settore riunito a Napoli nell’ambito de Il Filo Rosso del Pomodoro.
Prezzi alle stelle: perché il pomodoro italiano costa così tanto
Uno dei dati che fa più rumore è questo: il pomodoro italiano è il più caro al mondo.
Negli ultimi quattro anni il prezzo pagato agli agricoltori è aumentato del 50%, con punte del 67% al Sud.
Un paradosso? Non proprio. Piuttosto, il risultato di una combinazione di fattori:
- rese agricole in calo per siccità e limiti normativi sugli agrofarmaci;
- costi energetici e logistici ancora instabili;
- frammentazione delle OP al Centro-Sud (ce ne sono 32, quasi il triplo del Nord);
- fabbisogni sempre più elevati da parte della GDO.
Il risultato è una filiera che fatica a stare in equilibrio: se l’industria paga troppo la materia prima, perde competitività; se paga meno, gli agricoltori non sopravvivono.
Export in frenata: il “caso USA” pesa come un macigno
Per anni abbiamo raccontato la storia di un pomodoro “campione del mondo”. E in parte lo è ancora: l’Italia resta il primo esportatore globale di derivati destinati al consumo finale.
Ma qualcosa si è inceppato.
Nel primo semestre 2025 l’export ha registrato una frenata significativa:
- –3,6% in volume
- –10,7% in valore
La causa principale? I dazi USA, passati al 15% per tutti i prodotti. Una stangata che costringe molte aziende a rivedere strategie commerciali e listini.
Mentre l’Europa resta un mercato solido, Stati Uniti, Giappone e Australia diventano sempre più difficili da presidiare.
Il nodo irrisolto dell’acqua: la crisi che si ripresenterà
Il pomodoro è una coltura che vive d’acqua. Eppure, nel 2025, la disponibilità idrica è stata più instabile che mai.
Il cambiamento climatico porta siccità e bombe d’acqua, spesso a poche settimane di distanza; le infrastrutture idriche italiane – soprattutto nel Mezzogiorno – restano incomplete, obsolete o scollegate dai distretti agricoli.
Senza un piano strategico di dighe, invasi e collegamenti (il Masaf ha annunciato solo ora l’opera Occhito–Liscione), l’Italia rischia di non riuscire a sostenere la propria leadership.
L’acqua è il prossimo terreno di scontro della filiera. E se non arriva in quantità e tempi adeguati, il prezzo del pomodoro salirà ancora.
Regole UE e sistema ETS: un fardello che pesa solo sull’Italia
La filiera del pomodoro è l’unica del settore agroalimentare italiano soggetta al sistema ETS (scambio di quote di emissione).
Le aziende pagano per le emissioni dei loro impianti, nonostante la produzione sia estremamente stagionale. Risultato: costi più alti rispetto ai concorrenti mondiali.
A questo si aggiungono i divieti europei su agrofarmaci e fertilizzanti. L’Italia – per normativa – deve produrre con regole molto più rigide rispetto a competitor come Cina, Turchia o paesi africani.
Un esempio? Senza adeguati strumenti di difesa, oltre l’80% della produzione agricola sarebbe perso, ricorda ANICAV.
Concorrenza globale: la sfida dei “low cost”
Il quadro competitivo sta cambiando rapidamente:
- alcuni Paesi UE producono a costi inferiori;
- fuori dall’Europa, Paesi extra-UE puntano sull’export con prezzi aggressivi;
- la Cina, dopo un boom, ha ridotto le produzioni per difficoltà a mantenere le quote di mercato.
Il presidente ANICAV, Marco Serafini, avverte:
«Il nostro primato qualitativo è solido, ma la leva del prezzo rischia di farci perdere mercato.»
La domanda chiave è: il consumatore è disposto a pagare di più per un prodotto italiano di qualità? Finché la risposta sarà “non sempre”, il rischio di erosione delle quote resterà concreto.
Una filiera che deve ricominciare a parlarsi
L’aspetto più delicato, però, è interno: agricoltori e industria faticano a trovare una regia comune.
La proposta di ANICAV è chiara:
- riformare l’interprofessione;
- rafforzare le OP del Sud;
- programmare meglio le quantità;
- distribuire in modo più equo il valore;
- ridurre sprechi e inefficienze, anche grazie alla digitalizzazione.
CS Filo Rosso 2025
Per il direttore Giovanni De Angelis:
«Senza una filiera più unita sarà difficile contrastare calo delle rese, aumento dei costi e perdita di competitività.»
Cosa significa tutto questo per chi compra una bottiglia di passata
Dietro ogni brik di passata o barattolo di pelati c’è una catena di decisioni, costi e criticità che il consumatore non vede. Ma che, nei prossimi anni, potrebbero incidere su:
- prezzi al dettaglio, inevitabilmente destinati a crescere;
- reperibilità di alcuni prodotti, soprattutto per la ristorazione;
- scelte di acquisto, con una polarizzazione tra premium e low cost;
- qualità percepita, da difendere con trasparenza e controlli.
L’Italia può ancora guidare il mercato globale del pomodoro. Ma per farlo deve smettere di pensare a questo settore come a un’eredità immutabile e iniziare a trattarlo come ciò che è: una infrastruttura strategica del Paese, che ha bisogno di acqua, regole più eque, innovazione e soprattutto una filiera capace di lavorare insieme.
Scopri di più da forchetta 24
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.



