Il turismo enogastronomico è una delle grandi promesse dell’economia italiana, con un valore stimato superiore ai 40 miliardi di euro e un potenziale ancora inespresso, soprattutto nelle aree rurali e nelle filiere produttive locali. Tuttavia, a fronte di una domanda crescente di esperienze autentiche e integrate, manca una chiara definizione delle figure professionali necessarie per sostenere questa crescita.
Per colmare questo divario, nasce il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico, un documento strategico promosso dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico con il supporto di UnionCamere, Città dell’Olio, Città del Vino, CNA Turismo, Coldiretti, Confartigianato Turismo, Consulta dei Distretti del Cibo, Federazione Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, Unione Italiana Vini e con il contributo del Center for Higher Education and Youth Employability dell’Università di Bergamo.
L’obiettivo: valorizzare nuove figure per un turismo di qualità
Il documento offre una visione sistemica e integrata delle professioni, utile sia alle imprese turistiche che ai decisori pubblici, per orientare le politiche formative e professionali nei prossimi anni.
“Per sostenere l’evoluzione del settore e renderla strutturale serve un linguaggio condiviso sulle competenze”, afferma Federico Sisti, segretario generale della CCIAA dell’Umbria.
“Questo lavoro mira a definire con chiarezza ruoli, abilità e mansioni, così da garantire esperienze autentiche e memorabili per il turista, accrescendo la competitività del nostro Made in Italy”.
Anche il mondo politico accoglie con favore l’iniziativa:
“Il turismo enogastronomico è al centro della transizione del nostro modello turistico”, dichiara Gianluca Caramanna, consigliere del Ministero del Turismo.
“Il governo Meloni lo sostiene con strumenti e visione, per rafforzare le imprese nel contesto internazionale”.
Cinque nuove professioni per il turismo del gusto
Attraverso un’indagine condotta da Roberta Garibaldi, presidente di AITE, il Libro Bianco individua cinque profili chiave che rispondono alle esigenze delle imprese e delle DMO:
1. Product Manager per il turismo enogastronomico
Figura strategica nelle DMO, consorzi o enti territoriali, ha il compito di mettere in rete le imprese e costruire un’offerta turistica integrata, valorizzando le risorse agroalimentari e le esperienze locali. È già attiva in realtà come Trentino Marketing, Promoturismo FVG, Consorzio del Parmigiano Reggiano.
2. Hospitality Manager
Professionista sempre più centrale, si occupa dell’intera gestione turistica all’interno di cantine, frantoi, caseifici e altre realtà produttive: dall’accoglienza alla promozione, dalla pianificazione alla vendita. Oggi è presente solo nel 43% delle aziende con oltre 5.000 visitatori l’anno, ma si prevede un incremento occupazionale tra il 33% e il 71% a seconda delle dimensioni aziendali.
3. Consulente di turismo enogastronomico
Professionista esterno, collabora con DMO e aziende per strutturare l’offerta turistica: definizione delle esperienze, marketing digitale, CRM, gestione multicanale. Un supporto fondamentale per imprenditori agricoli che necessitano di competenze extra produttive. Il modello è già attivo in Piemonte e Trentino.
4. Curatore di esperienze enogastronomiche
Figura chiave nei momenti stagionali (vendemmia, raccolta delle olive), supporta le aziende nella creazione di itinerari, food-tour, esperienze immersive. Rappresenta una nuova opportunità per laureati in Scienze Gastronomiche, sommelier, esperti di formaggi o ristoratori.
5. Addetto alle visite
Presente soprattutto nelle aziende più strutturate, affianca l’hospitality manager nella gestione diretta del rapporto con il pubblico durante visite guidate, degustazioni e tour esperienziali.
Le criticità emerse: formazione, riconoscimento e linguaggio comune
Dall’indagine emerge una forte asimmetria tra domanda e offerta di competenze. Molte aziende aprono al pubblico solo in settimana, non dispongono di team dedicati e lamentano l’assenza di figure professionali formate.
“Come per l’enologo nelle cantine, serve oggi un consulente del turismo del gusto”, spiega Roberta Garibaldi.
“La valorizzazione di queste figure richiede percorsi formativi chiari e il riconoscimento formale delle competenze, anche acquisite in contesti non tradizionali”.
Il Libro Bianco diventa così una base di lavoro per il futuro, utile a scuole, università, enti di formazione, DMO e imprese, per costruire un sistema coerente, sostenibile e competitivo.
“Occorre colmare il vuoto normativo e culturale che rende ancora sfocato il perimetro professionale del settore”, sottolinea l’On. Dario Nardella, europarlamentare e coordinatore della Commissione AGRI.
“Dopo l’estate chiederò al Parlamento europeo un’indagine sul potenziale del turismo enogastronomico, con l’obiettivo di avviare un progetto pilota in collaborazione con la Commissione”.
Un passo avanti per un settore chiave della transizione turistica
Il Libro Bianco non è solo una fotografia dello stato dell’arte, ma un invito all’azione. Definire, formare e riconoscere i nuovi professionisti del turismo enogastronomico significa dare sostanza a un modello turistico più integrato, esperienziale, sostenibile.
Un’opportunità unica per fare della cultura del cibo e del vino non solo un richiamo turistico, ma una leva strutturale di sviluppo territoriale e occupazionale.
📘 Per approfondire:
Associazione Italiana Turismo Enogastronomico
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