Il gusto come bussola del viaggio: l’Italia vista dai turisti stranieri

turismo enogastronomico

L’Italia continua a essere assaggiata fai turisti stranieri prima ancora che visitata. È ciò che emerge dalla nuova edizione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, curato da Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (AITE) e docente all’Università di Bergamo. Presentato al BTO – Be Travel Onlife di Firenze, con il sostegno di Visit Emilia e Valdichiana Living, il Rapporto 2025 compie un salto decisivo: per la prima volta mette al centro la domanda internazionale, analizzando i sei mercati esteri più rilevanti per l’Italia — Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia.

Un cambio di prospettiva che restituisce una fotografia nitida: il turismo del gusto non è più un segmento di nicchia né un semplice motivo di viaggio, ma un driver globale, capace di muovere economie, influenzare lo sviluppo dei territori e creare nuove forme di relazione sociale. «Capire come ci vedono e come ci vivono è il primo passo per governare il cambiamento», sottolinea Garibaldi.

Il gusto, primo biglietto da visita dell’Italia

Tra degustazioni, visite in azienda, ristoranti locali e prodotti tipici, l’enogastronomia incide in modo decisivo sulla motivazione di viaggio. Negli ultimi tre anni la quota di turisti che ha viaggiato per ragioni legate al cibo e al vino raggiunge:

  • 74% in Francia
  • 60% nel Regno Unito

L’Italia è identificata, prima di tutto, come terra di “cibo e vino” dal:

  • 55% dei tedeschi e degli svizzeri/austriaci
  • 54% degli americani

Solo i francesi, che scelgono l’Italia prima per i monumenti, danno precedenza al patrimonio storico.

Contrariamente all’immaginario che lega il turismo enogastronomico alle grandi tavole stellate, il rapporto evidenzia un ritorno all’essenzialità: i turisti preferiscono ristoranti locali, paesaggi rurali, esperienze dal vivo nei luoghi di produzione, visite in cantina e degustazioni guidate. L’esperienza del gusto diventa cultura, incontro, narrazione.

Dove vanno gli stranieri: Toscana, Sicilia e il triangolo del vino

La geografia del turismo internazionale conferma alcune certezze, ma introduce nuove gerarchie:

DestinazioneInteresse massimo
Toscana69% tra americani e francesi
Sicilia66% tra i francesi; 62% tra gli americani
Sardegna e Pugliaoltre 60% tra gli intervistati francesi

Tra le destinazioni del vino emergono:

  • Chianti (41% USA)
  • Etna (40% Francia)
  • Montepulciano (42% Austria/Svizzera)
  • Montalcino e Bolgheri in crescita costante

Non è solo il vino a trainare. La Food Valley dell’Emilia-Romagna conquista il 24% del mercato statunitense e si afferma come esempio di “cultura del gusto”.

«Il gusto si è trasformato in identità e arte», racconta Simone Fornasari, presidente di Visit Emilia, sottolineando come Parma, Piacenza e Reggio Emilia abbiano costruito un sistema che unisce musei del cibo, prodotti DOP e un itinerario in bicicletta di 360 chilometri nella Food Valley. «Ogni prodotto racconta secoli di sapienza».

Le nuove tendenze: intimità, comunità, benessere

Il Rapporto individua una svolta culturale. Il turista non cerca più soltanto il piatto iconico, ma:

  • incontri con produttori e chef
  • tavoli dedicati e degustazioni in piccoli gruppi
  • comunità del gusto: wine club, orti condivisi, cucine partecipate
  • esperienze legate al benessere e alla longevità (Blue Zones)

L’enogastronomia diventa relazione, condivisione, benessere. Non si tratta più di “assaggiare un territorio”, ma entrare in relazione con esso.

Il nodo: governance, competenze e AI

La ricerca pone una sfida decisiva per i territori italiani: passare dalla promozione alla governance. Le leve individuate:

  1. Stewardship territoriale: cura condivisa tra imprese, comunità e istituzioni.
  2. Misurazione degli impatti: non solo arrivi, ma effetti sociali e ambientali.
  3. Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale: requisito per “esistere”.
  4. Competenze professionali diffuse: soprattutto nelle piccole imprese.

Sul fronte AI, il Rapporto avverte: se un’impresa non ha dati leggibili e aggiornati, non esiste agli occhi degli algoritmi che selezioneranno le esperienze turistiche. «L’intelligenza artificiale è la nuova infrastruttura del turismo», afferma Garibaldi.

Il Rapporto contiene un box operativo con indicazioni tecniche per entrare nella “mappa digitale globale”. È una questione di sopravvivenza competitiva.

Competenze: una nuova filiera professionale del gusto

Molti produttori sono eccellenti sul prodotto ma privi di competenze turistiche e digitali. Da qui l’emergere di nuove figure professionali: curatori di esperienze, product manager enogastronomici, hospitality manager del gusto. Servono reti territoriali di consulenti condivisi, soprattutto per le aree interne.

«Il turismo enogastronomico è una chiave strategica per territori come il nostro», conferma Michele Angiolini, sindaco di Montepulciano. «La sfida è continuare a offrire un’esperienza autentica, non solo un prodotto».

Verso un modello italiano fondato sul valore

L’Italia ha tutte le condizioni per proporre un modello unico: rigenerativo, umano, integrato, dove il turismo non consuma i territori, ma li nutre.

«Il futuro non si misura nei volumi, ma nel valore generato», conclude Garibaldi. «L’Italia può costruire un modello che unisce impresa, cultura e comunità. Abbiamo tutti gli ingredienti per riuscirci».


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