Palermo è quieta quando Villa Zito apre le sue sale al vino che guarda oltre il vino. Non si parla di calici né di annate: qui la materia prima è la terra, le api, i fiumi, i numeri che raccontano il clima, il vetro che pesa e l’impronta che lascia. È la nuova edizione di “Interazioni Sostenibili”, il Simposio promosso da SOStain Sicilia, presieduto da Alberto Tasca, che ha riunito imprenditori, ricercatori, banche, istituzioni e mondo agricolo per una domanda che attraversa tutta la giornata: come si costruisce un’economia rigenerativa?
Il peso invisibile del vetro
Sul palco, la scienza prende forma nei numeri. Lucrezia Lamastra, coordinatrice del Comitato Scientifico di SOStain, racconta un cambio di paradigma: la sostenibilità non come costo, ma come valore economico e sociale.
Poi arriva un dato che fa rumore senza alzare la voce: nelle bottiglie da vino, una delle grandi voci dell’impronta ambientale è il vetro. Il disciplinare SOStain impone un limite (550 grammi per 0,75 L). Uno studio su 8 aziende certificate e oltre 10 milioni di bottiglie mostra l’effetto concreto: 726 tonnellate di CO₂ risparmiate ogni anno, come togliere dalle strade quasi 300 auto che percorrono 10.000 km.
E se il packaging fosse 100% Sicilia – vetro riciclato, trasporto corto, riciclo oltre il 90% – l’impronta scenderebbe a 0,42 kg di CO₂ per bottiglia. Non un sogno, ma uno scenario industriale possibile: la Sicilia come laboratorio mondiale del packaging vitivinicolo.
6 milioni di api nei vigneti
Quando entra in scena l’ape nera siciliana, il pubblico ascolta come se si parlasse di oro. Il progetto “Honeybees & Vineyard”, presentato da Raffaele Cirone (FAI) e Caterina Maria Calogero (Intesa Sanpaolo), fa emergere una verità spesso nascosta: un vigneto sostenibile non è solo meno impattante, è più vivo.
In 10 aziende, 50 alveari e 6,3 milioni di api hanno raccolto tra maggio e ottobre 3.000 kg di nettare e polline, producendo 300 kg di miele. Per ogni chilo servono tra 2 e 4 milioni di fiori visitati. I risultati? Nessuna traccia di antibiotici, pesticidi o metalli pesanti. Biodiversità alta: oltre 20 specie botaniche mappate.
Le api diventano sentinelle del territorio: se sono in salute, lo è anche il vigneto. E l’economia del vino diventa economia della natura.
Misurare per rivoluzionare
“Non esiste sostenibilità senza numeri”, è la linea di fondo che emerge dagli interventi scientifici. Ogni dato raccolto, ogni indice, è un pezzo della trasformazione. La sostenibilità, qui, è misurabile, verificabile, certificabile. E con l’introduzione di 50 nuove capannine meteo su 1.000 ettari, annuncia Alessandro Guercio (INFAGRI RURall), il vigneto siciliano si farà osservatorio permanente contro gli effetti del cambiamento climatico.
Accanto ai satelliti e all’AI, c’è l’arma più antica: la scelta delle piante. Con l’innovazione varietale – racconta Pietro Franceschi (Fondazione Mach) – si può adattare il vigneto al nuovo clima prima che il clima bruci il vigneto.
La Sicilia come hub del Mediterraneo verde
La sostenibilità non è solo agronomica: è energetica, territoriale, industriale. Eleonora Riva Sanseverino (UniPa) definisce la Sicilia come piattaforma mediterranea della transizione energetica. Qui, tra sole e venti, può nascere un modello che unisce paesaggio, efficienza e produttività. In questo quadro si inserisce la visione del nuovo Pears regionale, come ricorda l’assessore Paolo Colianni: energia pulita, costi più bassi, ricadute economiche per cittadini e imprese.
Economia rigenerativa: le aziende ci sono
Nelle voci degli imprenditori emerge un sentimento comune: certificarsi è faticoso, ma insieme si va più lontano. Lo dice José Rallo (Donnafugata), che vede nella rete SOStain non solo regole, ma comunità.
La cooperativa Birgi (800 soci, 3.000 ettari) parla di sostenibilità come strumento educativo per le persone, non solo per i suoli. Gorghi Tondi racconta come monitorare le api abbia portato a conoscere meglio la salute della propria azienda: “La qualità del vino passa dalla salute della terra”.
Il finale: i fiumi
È quasi sera quando parla Leonardo Santoro, Autorità di Bacino. Non parla di vino, ma di fiumi: invita le aziende a prendersi cura dei reticoli idrografici, a mantenerli puliti, a evitare che diventino trappole durante le alluvioni. La sostenibilità torna a essere ciò che è sempre stata: gestione del territorio, cura collettiva, prevenzione.
Non un evento: Sostain un modello
La quarta edizione del Simposio conferma la forza della rete SOStain:
- 43 aziende associate
- 33 certificate
- 6.300 ettari di vigneto sostenibile
- 23 milioni di bottiglie prodotte secondo i requisiti SOStain
Villa Zito non chiude la porta su un ciclo: apre un laboratorio permanente. Qui la sostenibilità non è claim di marketing, ma scambio di dati, pratiche, visioni e responsabilità condivise. Un mondo possibile – quello anticipato dal tema 2025, “Mondi possibili” – nel quale il prezzo dei prodotti includerà anche il costo ambientale. Non per pagarli domani, ma per non farli pesare sul futuro.
Il vino siciliano, oggi, non chiede solo di essere bevuto. Chiede di essere rigenerato e restituito alla terra.
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