C’è un modo di raccontare la biodiversità che non passa dai convegni, dalle formule tecniche o dalle dichiarazioni di principio. Passa da un fiore. Da un profumo. Da un sentiero attraversato lentamente. Da un orto botanico, da un frutteto storico, da un’aia che torna a essere luogo di incontro, lavoro, arte e memoria.
È questo il senso della Festa delle Rose, in programma giovedì 28 maggio 2026 alla Tenuta Piano Monaci, in contrada Piano Monaci, a Castelbuono. Una giornata che celebra la rosa, ma usa la rosa come chiave di accesso a un tema più ampio: la ricchezza della natura, la cura del paesaggio, il valore culturale della biodiversità.
L’iniziativa porta la firma e la visione di Nicola Fiasconaro, maestro pasticcere e imprenditore che da Castelbuono ha costruito negli anni un racconto capace di andare oltre il prodotto. La Festa delle Rose si inserisce proprio in questa prospettiva: non un evento decorativo, ma un gesto culturale. Un modo per restituire centralità alla terra, ai suoi saperi, alle sue piante, ai suoi profumi, alle comunità che la abitano.
«Questa festa è un tributo alla mia terra e alla mia gente, per alimentare legami, trasmettere valori e costruire appartenenza», è il senso che Nicola Fiasconaro ha dato negli anni a questa iniziativa. Ed è qui che l’appuntamento assume un significato strategico: la biodiversità non viene trattata come sfondo naturale, ma come parte dell’identità produttiva, culturale e sociale delle Madonie.
Per un giorno la Tenuta si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, dove natura, cultura, antichi mestieri e linguaggi artistici si incontrano. Il programma accompagna gli ospiti dentro il luogo, più che limitarli a visitarlo. Si parte alle 11.30 con l’accoglienza, poi alle 12 con “Alla scoperta della biodiversità”, un percorso guidato tra i sentieri dell’orto botanico, i frutteti storici e l’antica aia. Non è solo una passeggiata: è un modo per leggere il territorio attraverso le sue specie, le sue stratificazioni, le sue relazioni invisibili.
Alle 12.30 l’aia diventa spazio di artigianato, arte e formazione. Sono previsti workshop degli studenti e performance artistiche in estemporanea, in un dialogo tra manualità, creatività e ambiente. È uno dei passaggi più interessanti della giornata: la biodiversità viene sottratta all’idea di semplice cornice naturale e diventa materia educativa, occasione di apprendimento, esperienza condivisa.
Alle 13.30 il programma prosegue con il Pranzo delle Rose, dedicato ai sapori del territorio. Anche qui il tema resta coerente: il paesaggio non è soltanto ciò che si guarda, ma ciò che produce, conserva e trasmette. Nel pomeriggio, dalle 17.30, spazio alle performance artistiche e alla musica live nell’antica aia, fino all’Aperitivo al Tramonto delle 19.30, momento conclusivo di una giornata costruita attorno alla lentezza, alla bellezza e alla relazione con il luogo.
La scelta della rosa è simbolica, ma non ornamentale. La rosa richiama il profumo, la fragilità, la cura. Ma richiama anche una biodiversità concreta, fatta di piante, insetti, fiori, varietà, ecosistemi e saperi agricoli. In questo senso la Festa delle Rose diventa parte di un racconto più largo: quello di un turismo esperienziale capace di valorizzare i luoghi senza consumarli, trasformando la visita in conoscenza e la natura in contenuto culturale.
Tenuta Piano Monaci, attraverso l’intuizione di Nicola Fiasconaro, prova così a costruire un modello che tiene insieme educazione ambientale, cultura materiale, arte e convivialità. Non un evento chiuso in se stesso, ma una giornata che parla di identità rurale, paesaggio e futuro.
Perché la biodiversità, come ricorda il messaggio scelto per la manifestazione, non è soltanto una caratteristica della natura: è la linfa vitale che rende unico un luogo. Ogni pianta, ogni fiore, ogni volatile partecipa a un disegno più grande. Il 28 maggio, a Castelbuono, quel disegno prenderà la forma di una festa. Ma anche di una piccola strategia culturale: rimettere al centro il rapporto tra comunità, natura e memoria dei luoghi.
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