Tra Nebrodi ed Etna, dove il vino è memoria: la storia di Tenute Drago

Tenute Drago

C’è una Sicilia che non finisce mai di stupire. Non quella delle cartoline, non quella del turismo di massa. È la Sicilia interna, silenziosa, fatta di boschi antichi e di famiglie che la coltivano da generazioni senza fare rumore. È in quella Sicilia che è nata Tenute Drago.

L’azienda porta il nome di due fratelli, Calogero e Pino Drago, cresciuti tra i sentieri dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina, in un posto dove i profumi di casa si mescolano al vento e dove la vigna non è un mestiere ma un linguaggio. Lo hanno imparato dal padre, insieme a tutto ciò che non si insegna sui libri: quando la terra è pronta, come cambia il vento prima della pioggia, il momento esatto in cui smettere di fare e cominciare ad aspettare.

Un progetto che è un ritorno

Calogero Drago, che nella vita ha stappato migliaia di bottiglie di vino — molte delle quali straordinarie — a un certo punto ha sentito che non bastava più. Voleva essere lui a creare qualcosa. Voleva un vino che raccontasse la storia della sua famiglia, che avesse quel carattere serio e un po’ matto che li contraddistingue. Pino, dal canto suo, è sempre stato attratto dall’Etna: dai campi e dai vigneti che si adagiano sulle sue pendici, da una visione che ancora oggi lo lascia stupefatto ogni volta che ci si trova davanti.

Così è nata Tenute Drago: non come un’operazione imprenditoriale, ma come un atto di ritorno. Alla natura, alla memoria, al senso profondo delle cose fatte con amore.

Due terre, due anime

Il progetto si sviluppa su due territori che non potrebbero essere più diversi eppure dialogano in modo straordinario.

Il primo è quello delle origini: i Monti Nebrodi, tra i comprensori boschivi più estesi e integri di tutta la Sicilia. Qui, a circa 400 metri di altitudine con esposizione nord, su suoli di medio impasto, nasce il Qal’at — Riserva 2017, un Mamertino Nero d’Avola DOP prodotto in agricoltura biologica da un blend di Nero d’Avola e Nocera. Il nome richiama l’antico toponimo arabo di Galati Mamertino, il paese dove affondano le radici della famiglia. Il Mamertino è uno dei vini più antichi e nobili della Sicilia, già noto e apprezzato ai tempi dell’impero romano: il Qal’at ne è un interprete autentico, con dodici mesi di affinamento in botti e tonneaux, profumi di frutti rossi maturi, spezie, erbe mediterranee e note balsamiche, e una struttura tannica lunga e definita.

Il secondo è quello della conquista: l’Etna, a Piedimonte Etneo, Contrada San Marco, versante nord-est, 500 metri di altitudine su suolo lavico. Qui l’Etna non si domina — come amano ripetere i Drago — si ascolta. E ascoltarla vuol dire accettare la sua forza, rispettarne l’identità, lasciare che ogni pianta cresca con tenacia in quella terra nera e minerale.

I quattro vini dell’Etna

Dai vigneti etnei nascono quattro etichette, tutte da vitigni autoctoni certificati Etna DOC, ciascuna con una voce propria.

Il Fumìa è un Etna Rosso DOC da Nerello Mascalese 2024: rosso rubino fresco e armonioso, con tannini vellutati e sentori di frutti di bosco, spezie dolci e note minerali, affinato in acciaio per sei mesi. Il Rossomatto — nome che già racconta tutto — è un Etna Rosso DOC sempre da Nerello Mascalese, ma di carattere più deciso: invecchiato in botti di legno pregiato e poi in bottiglia per otto mesi, porta con sé more, lamponi e mirtilli in un sorso ampio e pieno, con trama tannica complessa.

La Luccichìa è il bianco dell’azienda: Etna Bianco DOC da Carricante 2024, giallo paglierino con riflessi verdi, profumi di mandorla, vaniglia e frutta matura, sorretta da una fresca tensione sapida che lo rende elegante e lungo. La Bramaluna, infine, è la sorpresa più raffinata: uno spumante Metodo Classico Brut da Nerello Mascalese, vendemmia 2021, affinato sur lie per almeno 36 mesi. Perlage fitto e fine, note di burro e mandorla con delicate sfumature agrumate, finale lungo e rotondo. Una bollicina che, come dice la stessa azienda, celebra i momenti speciali e le emozioni improvvise.

Il vino come modo di vivere

Ciò che colpisce di Tenute Drago non è tanto la qualità dei vini — pur evidente — quanto la coerenza del progetto umano che li sostiene. I Drago non seguono la via più battuta. Coltivano storie vere e le lasciano parlare attraverso ogni calice. Non vogliono vini che parlino al palato, ma al cuore: vini con personalità e memoria, capaci di portare con sé la freschezza dell’aria e la sincerità dei gesti di chi li ha resi possibili.

In un panorama vinicolo siciliano sempre più affollato di nomi e di etichette, Tenute Drago si distingue proprio per questo: per la chiarezza con cui sa chi è e da dove viene. Per quella radice nebrodense che non si dimentica, anche quando si è in piedi su un suolo di lava.


Tenute Drago Società Agricola S.r.l. — Piedimonte Etneo (CT), Contrada San Marco. tenutedrago.it


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