RAGUSA – Dall’Etna ai mercati internazionali, passando per le tavole del mondo: l’agroalimentare siciliano si racconta tra numeri, visioni e concrete prospettive di sviluppo. Al centro, la filiera Agrifood dell’isola, motore economico e culturale che coinvolge oltre 186 mila imprese e genera quasi il 40% del PIL regionale. Un peso specifico che, nella media nazionale, si ferma poco sopra il 27%.
È quanto emerso dal Forum delle Economie – Agrifood, andato in scena a Ragusa, organizzato da UniCredit in collaborazione con la Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e CNA Sicilia. Un’occasione concreta di confronto e visione, con focus sulla filiera agroalimentare e sul suo ruolo strategico per il futuro economico dell’Isola.
Nel corso dell’evento è stato presentato lo studio di Prometeia dedicato alla filiera siciliana dell’agrifood, che ne ha fotografato l’attuale assetto, le criticità strutturali e le opportunità di sviluppo, in un contesto internazionale segnato da cambiamenti climatici, instabilità geopolitiche e nuove traiettorie di consumo.
Un gigante a trazione agricola, ma con debolezze industriali
La fotografia di Prometeia è nitida: la Sicilia vanta un tessuto produttivo agricolo ricco ma frammentato, con oltre 144 mila imprese attive nella produzione e trasformazione alimentare, pari al 12,7% del totale nazionale. Il comparto primario ha il primato nelle coltivazioni e rappresenta il 7% del fatturato agricolo italiano, ma la vera criticità è l’anello debole dell’industria di trasformazione, che incide solo per il 3,2% sul totale nazionale.
La dimensione media delle aziende agroalimentari è bassa: 0,8 milioni di euro per l’alimentare, 2,4 per le bevande, contro i 3,4 e 6,8 milioni della media nazionale. Questo gap industriale limita fortemente la capacità di valorizzazione commerciale delle eccellenze del territorio.
“La filiera agrifood contribuisce in modo significativo all’identità e alla riconoscibilità del Made in Sicily nel mondo – ha affermato Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit – e UniCredit è impegnata a supportare queste realtà con strumenti finanziari e iniziative concrete come questo Forum”.
Intelligenza artificiale, sostenibilità e nuove generazioni
Durante il Forum, l’attenzione si è spostata anche sulle sfide future: sostenibilità, digitalizzazione e passaggio generazionale. La transizione ecologica è centrale per la tenuta del comparto, in un’Isola che negli ultimi dieci anni è stata la seconda regione italiana più colpita da eventi climatici estremi.
Secondo Antonino Belcuore, Commissario Straordinario della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, “il Forum Agrifood è cruciale per offrire strumenti concreti alle imprese, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale per ottimizzare processi e ridurre l’impatto ambientale”.
Anche Sebastiano Battiato, presidente di CNA Sicilia, ha sottolineato il valore strategico dell’agroalimentare come pilastro dell’economia regionale, capace di tenere insieme tradizione, innovazione e sostenibilità.
L’agroalimentare siciliano alla prova del mercato globale
Nel pomeriggio si è tenuto un B2B tra 40 imprenditori siciliani e 6 buyers internazionali (provenienti da Belgio, Danimarca, Francia e Romania), segnando un passo importante verso la costruzione di nuove relazioni commerciali. Ma l’export resta una sfida aperta.
Lo studio mostra come solo il 15% della produzione della filiera venga esportata, contro l’84% delle regioni più industrializzate. E mentre il comparto primario è limitato dalla deperibilità dei prodotti, l’industria del food e beverage in Sicilia copre appena il 59% dell’export, contro la media nazionale dell’84%.
Nonostante ciò, l’interesse verso il Made in Sicily cresce, soprattutto nel Nord America, dove l’export è raddoppiato in cinque anni. Un trend positivo, ma fragile: oltre il 20% delle vendite si concentra in aree geopoliticamente instabili, soggette a barriere commerciali e cambiamenti normativi.
Turismo, certificazioni e energia: le leve del rilancio
Un’area di sviluppo concreta è rappresentata dal turismo enogastronomico, in forte crescita e con una componente estera sempre più rilevante. Puntare su canali diretti di vendita, hospitality e integrazione con le energie rinnovabili – ancora poco sfruttate – può aprire nuove strade per diversificare i ricavi e accrescere la competitività delle imprese.
A ciò si somma il valore delle certificazioni: 36 DOP e IGP e oltre 100 marchi territoriali che garantiscono autenticità e tracciabilità. Una ricchezza che ha contribuito ad aumentare la reputazione dei prodotti siciliani, anche se i margini restano inferiori rispetto ad altre regioni.
Una filiera da potenziare, un’identità da difendere
La filiera agrifood siciliana si trova oggi davanti a un bivio: potenziare l’anello industriale, innovare processi e governance, attrarre investimenti e nuove competenze. Solo così potrà affrontare con efficacia le sfide globali, senza perdere il legame con la terra, il mare e le radici culturali.
Un giacimento di valore che può trainare la ripresa economica della Sicilia, purché venga sostenuto da politiche mirate, formazione, e una visione integrata di sviluppo. Il Forum delle Economie ha acceso i riflettori, ora tocca a imprese, istituzioni e cittadini scrivere la prossima pagina.

