Food Economy

Il vino siciliano cerca valore: dalla vigna alla carta dei ristoranti

Il futuro del vino siciliano non passa soltanto dalla qualità in bottiglia. Passa dalla capacità di difendere il valore lungo tutta la filiera: dalla vigna alla distribuzione, dalla promozione internazionale alla carta dei ristoranti,…

Il futuro del vino siciliano non passa soltanto dalla qualità in bottiglia. Passa dalla capacità di difendere il valore lungo tutta la filiera: dalla vigna alla distribuzione, dalla promozione internazionale alla carta dei ristoranti, fino al racconto di territori che nel vino concentrano paesaggio, cultura e lavoro.

È il messaggio emerso dal 30° Enosimposio di Assoenologi Sicilia, che per tre giorni a Brucoli ha riunito istituzioni, imprese, università, consorzi, distribuzione, ristorazione, comunicatori ed enologi attorno al tema “Vino tra identità e valore: il futuro attraverso lo storytelling”. Un confronto che arriva in una fase non semplice per il comparto, stretto tra cambiamento climatico, risorse idriche, evoluzione dei consumi e mercati internazionali più complessi.

Il punto, però, non è soltanto raccontare meglio il vino. È costruire condizioni perché quel racconto resti credibile e produca valore economico per chi coltiva, trasforma, distribuisce e serve una bottiglia. «L’enologo è sempre più una figura scientifica e manageriale», ha ricordato il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, indicando l’evoluzione di una professione che oggi deve tenere insieme competenze tecniche, sostenibilità, organizzazione aziendale, conoscenza dei mercati e capacità di valorizzare le produzioni.

Per il presidente di Assoenologi Sicilia Giuseppe Figlioli, l’Enosimposio conferma la funzione di un appuntamento che va oltre l’aggiornamento professionale. «È un laboratorio di confronto che genera proposte concrete», ha sottolineato. La sfida è fare dialogare mondi che troppo spesso procedono separati: produttori, istituzioni, ricerca, distribuzione, ristorazione e consumatori.

Uno dei nodi più delicati riguarda proprio il valore riconosciuto al vino nei luoghi in cui incontra il pubblico. Dai lavori è emersa una doppia criticità: da un lato la rincorsa alle promozioni e ai prezzi bassi nella grande distribuzione, con il rischio di ridurre il vino a un prodotto civetta; dall’altro ricarichi troppo elevati nella ristorazione, che finiscono per rendere alcune etichette meno accessibili e comprimere le occasioni di consumo.

La risposta indicata è un nuovo patto di filiera, fondato su formazione, dialogo e maggiore attenzione al consumatore. In questa direzione va anche la proposta di rafforzare l’offerta al calice, non soltanto con vini base ma con etichette di fascia medio-alta e prestigiosa. Per i ristoranti può essere uno strumento per ampliare la proposta e far conoscere produzioni diverse; per il cliente, un modo per avvicinarsi a vini che difficilmente sceglierebbe acquistando l’intera bottiglia.

Al centro del confronto anche la necessità di uscire da una comunicazione stereotipata. Il vino siciliano ha bisogno di un linguaggio contemporaneo, capace di tenere insieme denominazioni, vitigni, paesaggi, persone e sostenibilità, ma senza trasformare l’identità in un semplice elemento decorativo. Lo storytelling, in questa prospettiva, non è un’aggiunta al prodotto: è parte della sua riconoscibilità sui mercati internazionali e presso le nuove generazioni di consumatori.

L’intervento di Vincenzo Russo, ordinario di Psicologia dei consumi e Neuromarketing alla Iulm di Milano, ha riportato al centro anche il tema dell’esperienza. Musica, ambiente, accoglienza e modalità di degustazione incidono sulla percezione del vino e possono diventare strumenti utili per il marketing, l’enoturismo e la relazione con il pubblico. Il valore di una bottiglia, insomma, non si esaurisce nei suoi aspetti organolettici, ma comprende il contesto nel quale viene proposta e condivisa.

Nel confronto con l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino sono emersi i temi più urgenti per le imprese: gestione dell’acqua e dell’irrigazione, sostegno agli investimenti, promozione internazionale, internazionalizzazione ed enoturismo. Per una regione come la Sicilia, dove la vitivinicoltura è insieme attività produttiva, presidio territoriale e leva turistica, la programmazione pubblica resta un tassello essenziale.

Dall’Enosimposio esce dunque una richiesta chiara: il vino siciliano deve rafforzare la propria capacità di fare sistema. Difendere i margini delle imprese, formare nuove competenze, rendere più equilibrato il rapporto con distribuzione e ristorazione, investire in innovazione e promuovere un’identità credibile. Non basta produrre buoni vini: bisogna metterli nelle condizioni di essere riconosciuti, scelti e pagati per il valore che esprimono.

La colazione di Forchetta 24

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