Vino

Dal mare al vulcano, la vendemmia attraversa la Sicilia: viaggio nei cento giorni del vino

La vendemmia siciliana non comincia: avanza. Si muove lungo l’Isola seguendo il caldo, l’altitudine, l’esposizione dei vigneti e soprattutto il tempo diverso di ogni vitigno. Alla vigilia di Ferragosto, nella Sicilia occidentale i primi…

La vendemmia siciliana non comincia: avanza. Si muove lungo l’Isola seguendo il caldo, l’altitudine, l’esposizione dei vigneti e soprattutto il tempo diverso di ogni vitigno. Alla vigilia di Ferragosto, nella Sicilia occidentale i primi grappoli sono già diventati mosto, mentre poche decine di chilometri più in là c’è ancora chi aspetta e controlla ogni giorno zuccheri e acidità prima di decidere quando entrare nei filari.

È questa la particolarità della vendemmia più lunga d’Italia: un viaggio di circa novanta-cento giorni che parte a luglio vicino al mare e finirà in autunno sulle pendici dell’Etna, quando in buona parte della Sicilia le cantine avranno già concluso il lavoro.

Nell’Ovest i primi grappoli sono già in cantina

Il viaggio parte dalla Sicilia occidentale, tra il Trapanese e la fascia che guarda il Canale di Sicilia. Qui le giornate della raccolta cominciano presto, prima che il sole renda più pesante il lavoro nei vigneti. Le prime ad arrivare in cantina sono state le varietà più precoci, a partire da Chardonnay e Pinot Nero, utilizzate anche per le basi spumante.

La raccolta era cominciata già nell’ultima decade di luglio. Le prime uve bianche conferite nel Trapanese hanno mostrato caratteristiche qualitative interessanti, anche se da Cantine Ermes era arrivata una prima indicazione prudente sulle quantità, con rese che potrebbero risultare inferiori a quelle di un’annata ordinaria. È ancora troppo presto, però, per trasformare quei primi segnali in una previsione valida per tutta la Sicilia.

Adesso il calendario si allarga progressivamente alle varietà che raccontano più direttamente questo pezzo dell’Isola. Il Grillo è una di queste. «La Sicilia più occidentale restituisce il Grillo come vitigno resiliente, capace di affrontare condizioni climatiche difficili», spiega Giampiero Vantaggiato, agronomo di Feudo Stagnone & Cantine Birgi. Anche Nero d’Avola e Perricone, aggiunge, sono arrivati a questa fase con un buon andamento vegetativo e grappoli integri.

La differenza rispetto alle ultime annate difficili si vede soprattutto sotto terra. Le piogge dell’autunno, dell’inverno e della primavera hanno ricostituito le riserve idriche dei suoli. Le vigne sono così riuscite a sopportare meglio anche i picchi di calore estivi, arrivando alla maturazione con apparati fogliari ancora attivi. Il Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia descrive al momento un quadro sanitario particolarmente favorevole e segnala buone prospettive, tra gli altri, per Nero d’Avola, Lucido, Inzolia e Frappato.

La vendemmia adesso entra nel cuore dell’Isola

Basta lasciare la costa e salire verso l’interno perché il calendario cambi. Qui la vendemmia arriva più tardi. Siamo proprio nei giorni in cui, vigneto dopo vigneto, comincia la fase decisiva.

Gianfranco Lombardo, proprietario e agronomo di Tenute Lombardo, alla vigilia della raccolta indicava «eccellenti prospettive», soprattutto per un Nero d’Avola ritrovato e per un Catarratto dal quale si attende un profilo particolarmente elegante e fruttato.

È uno dei passaggi che raccontano meglio la vendemmia siciliana: non esiste una data uguale per tutti. Cambiano altitudini, suoli, esposizioni, disponibilità d’acqua. E la raccolta si muove di conseguenza, quasi per fasce successive.

Più a Sud-Est, nel Ragusano, il protagonista diventa il Frappato. Nelle vigne di Valle dell’Acate Carlo Casavecchia e Gaetana Jacono descrivono un vitigno vigoroso, capace di resistere alle temperature elevate e destinato, nelle aspettative, a dare un rosso «complesso, insolito, elegante».

Scendendo ancora, verso Noto, cambia nuovamente il paesaggio. Qui il caldo è una componente strutturale della viticoltura. Nelle vigne di Zisola la risposta passa anche attraverso l’alberello: una forma di allevamento che, spiega il direttore tecnico Gionata Pulignami, favorisce la circolazione delle brezze e delle correnti provenienti dal mare.

Lo Stretto, le Eolie e Pantelleria: ogni isola ha il suo tempo

Seguendo la vendemmia verso Nord il paesaggio si rompe ancora. Sulle colline della Doc Faro, affacciate sullo Stretto di Messina, il vento diventa parte della vigna. Nocera e Nerello Mascalese crescono in condizioni profondamente diverse da quelle della Sicilia occidentale.

«Le alte temperature hanno inciso marginalmente sulla qualità dei nostri vitigni», dice Gianfranco Sabbatino de Le Casematte, indicando uno stato fitosanitario che lascia ben sperare.

Poco più in là c’è il Mamertino, altro piccolo mondo vitivinicolo costruito soprattutto attorno al Nocera e al Nero d’Avola. Qui la prudenza resta maggiore. Antonio Grasso di Feudo Solaria invita a osservare l’evoluzione della stagione e soprattutto il comportamento del Nocera, particolarmente sensibile alle temperature elevate.

Poi ci sono le isole dentro l’Isola.

A Salina l’attesa è concentrata soprattutto sulla Malvasia. Pietro Colosi parla di prospettive «positive ed entusiasmanti» e di una stagione che ha trovato un buon equilibrio, lasciando prevedere vini ricchi di complessità aromatica e freschezza.

A Pantelleria cambia tutto ancora una volta. Lo Zibibbo cresce tra vento, terra nera e muretti a secco e la vendemmia procede per quote. Dalle aree costiere più precoci si sale progressivamente verso le contrade di montagna. Gianfranco Giacalone, agronomo di Cantine Pellegrino, sottolinea soprattutto l’equilibrio tra zuccheri e acidità raggiunto dalle uve: proprio la raccolta scalare dovrebbe consentire di gestire in cantina maturazioni differenti e preservarne la qualità.

L’ultimo grappolo sarà sull’Etna

Per capire quanto sia lunga la vendemmia siciliana bisogna infine guardare verso il vulcano.

Quando in Occidente le prime fermentazioni saranno ormai finite, sull’Etna ci saranno ancora grappoli appesi alle viti. Nerello Mascalese e Carricante arriveranno molto più tardi al momento della raccolta. Sui versanti più alti si potrà andare avanti tra settembre e ottobre e, nelle zone più fredde, perfino fino ai primi giorni di novembre.

Qui sono l’altitudine e le escursioni termiche a dettare le regole. «Le condizioni climatiche favorevoli e il clima continentale del vulcano consentono di arrivare alla vendemmia con Nerello Mascalese e Carricante sani, dalla buona espressione aromatica e con un interessante bilanciamento tra maturità fenolica e acidità», spiega Salvatore Rizzuto, enologo dell’azienda Gambino.

È sull’Etna che finirà un viaggio cominciato quasi tre mesi prima vicino al mare.

Sulla quantità, quest’anno, nessuno vuole ancora sbilanciarsi. Il Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia ha scelto esplicitamente di non pubblicare una stima preventiva della produzione, rinviando i conti alla fine della vendemmia: clima troppo mutevole, rese difficili da prevedere e un mercato del vino che impone prudenza.

Sulla qualità, invece, il primo giudizio è molto più netto. Inverno e primavera hanno restituito acqua ai terreni, la pressione delle malattie è rimasta contenuta e le uve stanno arrivando in cantina in buone condizioni.

È il filo che accompagna il viaggio da un capo all’altro della Sicilia. Una sola vendemmia sulla carta, in realtà decine di vendemmie diverse: quella anticipata delle coste occidentali, quella dell’entroterra, quella degli alberelli del Sud-Est, quella battuta dal vento dello Stretto, quella verticale delle isole e, alla fine, quella lenta e autunnale del vulcano.

Cento giorni durante i quali la Sicilia, più che una regione del vino, torna a mostrare ciò che è davvero: un piccolo continente vitivinicolo.

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Marco Masucci

Marco Masucci è una firma editoriale utilizzata per gli articoli dedicati all’economia del cibo, alla ristorazione e ai territori.

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