Nella solenne cornice dell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Messina, si è tenuta questa mattina la cerimonia di conferimento del Dottorato di Ricerca Honoris Causa in Scienze Umanistiche a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Un riconoscimento che celebra il pensiero e l’azione di un uomo che ha rivoluzionato il modo in cui concepiamo il cibo, l’ambiente e la relazione tra uomo e natura.
La cerimonia ha visto la partecipazione della rettrice Giovanna Spatari, del prof. Giuseppe Giordano, che ha tenuto la Laudatio, del prof. Ucciardello, direttore del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, della prof.ssa Caterina Malta, coordinatrice del Dottorato, e del direttore generale Pietro Nuccio.
Durante la Lectio Doctoralis, Petrini ha affrontato il tema centrale della sua visione culturale e politica: “Il rapporto tra uomo e natura al centro di un nuovo umanesimo”. Un pensiero che mette al centro la gastronomia come sapere connettivo e interdisciplinare, capace di unire scienza, ecologia, economia, agricoltura, antropologia e filosofia. “Il cibo – ha detto Petrini – è oggi uno dei più potenti strumenti per interrogare il senso profondo delle cose. Non è solo nutrizione, ma anche cultura, identità e relazione”.
Nella sua laudatio, il prof. Giordano ha sottolineato il ruolo di Petrini come “difensore del pianeta” in un tempo di profonda crisi ambientale. “Ha saputo dialogare con la politica, quando la politica non riusciva a parlare”, ha affermato. A partire dal 1989, con la fondazione di Slow Food, il suo impegno è cresciuto a livello internazionale, culminando in progetti come Terra Madre e l’Università di Pollenzo, che dal 2004 forma gastronomi capaci di affrontare la complessità del nostro tempo con strumenti culturali e scientifici.
Per la rettrice Spatari, “il conferimento del dottorato a Carlo Petrini celebra la capacità di proiettare la cultura agroalimentare nel cuore delle dinamiche sociali e politiche”. E ha aggiunto: “La sua è una visione ecosofica che ci invita a superare l’antropocentrismo e a ripensare il nostro rapporto con l’ambiente per garantire la sopravvivenza del genere umano”.
Emozionato, Petrini ha parlato della Sicilia come “terra di straordinaria bellezza e umanità” e ha espresso profonda gratitudine per un riconoscimento che nasce dall’ambito filosofico: “La filosofia interroga il senso delle cose, e oggi più che mai il cibo ha bisogno di essere interrogato”.
Nel suo discorso, ha ricordato i valori che da sempre animano la sua azione: la difesa della biodiversità, il piacere come diritto umano, il dialogo intergenerazionale e la libertà responsabile che chiama “austera anarchia”. E ha concluso con un invito: “Questo dottorato non è un traguardo, ma un nuovo inizio. Un invito collettivo a ripensare il nostro rapporto con il cibo, con la terra e con gli altri. Con gioia, coscienza e coraggio”.

