La prima tappa del viaggio non è più necessariamente il museo, il monumento simbolo o la spiaggia più fotografata. Per un numero crescente di giovani turisti la scoperta di una destinazione comincia da un mercato rionale, da un piccolo forno o da una specialità acquistata in un chiosco. È lo “snackpacking”, una delle tendenze che stanno modificando il turismo estivo e, insieme, la distribuzione della spesa dei viaggiatori.
Il fenomeno riguarda soprattutto Millennial e Generazione Z, alla ricerca di esperienze considerate autentiche, quotidiane e meno costruite rispetto ai tradizionali circuiti turistici. Il cibo diventa così uno strumento per conoscere il territorio: non soltanto ristoranti e prodotti di alta gamma, ma soprattutto snack di strada, panifici, negozi di alimentari e piccole attività commerciali che conservano ricette, abitudini e identità locali.
Secondo i dati del Global Travel Trends Report, ripresi da Forbes International, l’89% dei viaggiatori appartenenti alle generazioni più giovani considera l’assaggio delle specialità locali una componente essenziale dell’itinerario. Il 69% dichiara di cercare i banchi dello street food, il 53% visita panifici storici e il 50% entra nei negozi alimentari di prossimità per acquistare prodotti caratteristici del territorio.
Dai social alle strade delle città
A orientare le scelte contribuiscono in modo sempre più evidente i social network. Più del 75% dei giovani viaggiatori afferma di essere disposto a cercare un prodotto alimentare durante una vacanza perché diventato virale online. Fotografie e video trasformano così uno snack, un dolce o una bevanda in una possibile ragione per modificare il percorso o aggiungere una tappa.
Un caso emblematico è quello dei contenuti legati all’hashtag #711, nato intorno ai prodotti venduti nei minimarket internazionali 7-Eleven e diventato un fenomeno associato al racconto dei viaggi. L’hashtag avrebbe superato i 900 mila post su Instagram, mentre su TikTok si contano più di 266 mila video.
«Per le nuove generazioni la prima tappa del viaggio non è più l’attrazione turistica iconica, ma il luogo in cui batte il cuore quotidiano della comunità», osserva Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe.
Scegliere un mercato, un panificio o una bottega significa cercare un rapporto più diretto con la destinazione. Una trasformazione culturale che produce anche conseguenze economiche, perché sposta una parte della spesa turistica dai luoghi più frequentati verso quartieri periferici, centri minori e attività tradizionali.
Un mercato da 1.230 miliardi di dollari
La crescita dello snackpacking si inserisce nel più ampio sviluppo del turismo enogastronomico. Secondo il Culinary Tourism Market Report 2026, il valore globale del comparto dovrebbe raggiungere 1.230 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, contro i 1.060 miliardi registrati nel 2025.
Il tasso annuo composto di crescita viene stimato al 15,6%, mentre entro il 2030 il mercato potrebbe arrivare a 2.190 miliardi di dollari. Numeri che confermano come il cibo non rappresenti più soltanto un servizio accessorio della vacanza, ma una motivazione capace di determinare la scelta della destinazione.
La stessa dinamica emerge in Italia. I dati Enit, richiamati dal ministero del Turismo, indicano che negli ultimi dieci anni i soggiorni legati all’enogastronomia sono aumentati del 176%. Le presenze internazionali sono circa 2,4 milioni, per una spesa complessiva di 395,5 milioni di euro, in crescita del 9% rispetto ai precedenti periodi di rilevazione.
Regno Unito, Germania, Spagna e Stati Uniti figurano tra i mercati più interessati. La ricerca di sapori locali può inoltre contribuire a decongestionare le destinazioni maggiormente esposte all’overtourism, distribuendo i visitatori in zone meno conosciute e allargando la stagione turistica.
Catania tra Pescheria, tavola calda e chioschi
Tra le dieci destinazioni selezionate da BWH Hotels Italy & South-East Europe figura Catania. Il punto di partenza indicato è la Pescheria, lo storico mercato alle spalle di piazza Duomo, dove il commercio quotidiano diventa parte dell’esperienza turistica.
Accanto al mercato trovano spazio i prodotti della tavola calda catanese, dalle cartocciate alle cipolline, e le bevande preparate nei chioschi storici, a partire dal seltz con limone e sale. Un patrimonio gastronomico popolare che permette alla città di inserirsi pienamente nella nuova domanda di esperienze rapide, riconoscibili e facilmente condivisibili sui social.
La Sicilia, del resto, dispone di un’offerta particolarmente adatta a questa forma di turismo: mercati storici, rosticcerie, pasticcerie, forni e chioschi costituiscono una rete diffusa che può intercettare i visitatori anche al di fuori dei percorsi tradizionali.
Le dieci destinazioni dello snackpacking
La selezione comprende anche Lecce, dove l’itinerario passa dal mercato di Porta Rudiae e dalle botteghe del centro storico, con pasticciotto e rustico leccese tra gli assaggi principali.
A Verona la ricerca riguarda mercati, osterie e attività storiche, con risino veronese, salumi della Lessinia e preparazioni della tradizione locale. Genova punta invece sul Mercato Orientale e sui caruggi, accompagnati da focaccia, farinata e frisceu.
A Bologna le tappe principali sono il Quadrilatero e il Mercato delle Erbe, con mortadella, crescentine e prodotti da forno. Viterbo propone le botteghe del quartiere medievale di San Pellegrino, la porchetta, i prodotti della Tuscia e i tozzetti alle nocciole dei Monti Cimini.
A Perugia la scoperta passa dai forni e dagli alimentari del centro storico, con torta al testo, cioccolato e prodotti umbri. Nel Sud-Est Europa vengono indicate Salonicco, con i mercati di Modiano e Kapani, la bougatsa, i souvlaki e i koulouri; Yerevan, con il mercato coperto Gum, il pane lavash, i lamadjo e la frutta secca; e Tirana, con il Pazari i Ri, il byrek e le qofte.
Dieci destinazioni diverse unite da una stessa tendenza: conoscere una città attraverso ciò che mangiano ogni giorno i suoi abitanti. Lo snackpacking porta così il turismo enogastronomico fuori dai soli ristoranti e lo trasferisce nelle strade, nei mercati e nelle piccole botteghe, trasformando un semplice assaggio in uno strumento di promozione territoriale e di sviluppo economico locale.

