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Vitigni reliquia, dalla conservazione alla produzione: le opportunità per il vino siciliano

Il ritorno dei vitigni reliquia nei vigneti siciliani non è più soltanto un progetto di conservazione. Alcune varietà recuperate attraverso anni di ricerca hanno raggiunto un passaggio decisivo: l'iscrizione al Registro nazionale delle varietà…

Il ritorno dei vitigni reliquia nei vigneti siciliani non è più soltanto un progetto di conservazione. Alcune varietà recuperate attraverso anni di ricerca hanno raggiunto un passaggio decisivo: l’iscrizione al Registro nazionale delle varietà di vite. Si apre così una fase nella quale la sperimentazione deve confrontarsi con le regole produttive e con le esigenze delle aziende vitivinicole.

Tra le varietà interessate figurano Lucignola, Vitrarolo, Inzolia Nera, Orisi, Usirioto e Recunu. L’iscrizione al Registro nazionale, avvenuta nel novembre 2025, rappresenta un avanzamento del percorso di recupero. Rimangono da completare i passaggi necessari per l’autorizzazione delle varietà nelle diverse indicazioni geografiche e denominazioni di origine. È questo uno degli aspetti che rendono attuale il confronto sui vitigni reliquia dei Nebrodi, previsto il 2 ottobre al Festival del Giornalismo Enogastronomico. La masterclass dell’IRVO, affidata ad Antonio Sparacio, consentirà di approfondire il rapporto tra ricerca scientifica e valorizzazione delle uve storiche.

Dal riconoscimento delle varietà ai disciplinari di produzione

La registrazione di un vitigno e la sua possibilità di entrare nella composizione di un vino a denominazione non costituiscono lo stesso passaggio. Per arrivare alla produzione commerciale occorre considerare anche la classificazione delle varietà autorizzate alla coltivazione e le disposizioni dei singoli disciplinari. Questi ultimi stabiliscono quali uve possono concorrere alla produzione dei vini che utilizzano una determinata denominazione.

Il quadro normativo incide sulle scelte delle imprese. Una varietà antica può presentare caratteristiche enologiche interessanti, ma la sua valorizzazione commerciale dipende anche dalla possibilità di utilizzarla nei prodotti che l’azienda intende immettere sul mercato. Nel frattempo, la ricerca ha già coinvolto diverse realtà produttive siciliane. Il progetto BI.VI.SI., dedicato alla biodiversità viticola dell’Isola, ha previsto lo studio delle caratteristiche agronomiche ed enologiche di varietà minori come Lucignola, Vitrarolo, Orisi e Alzano. Le attività comprendono la propagazione del materiale vegetale, la gestione dei vigneti sperimentali e la valutazione delle tecniche di vinificazione.

Per i produttori si apre la questione degli investimenti

La disponibilità di nuove varietà amplia le possibilità produttive, ma impone alle aziende scelte che richiedono tempo e risorse.Un vigneto sperimentale deve fornire indicazioni attendibili sulla capacità produttiva delle piante, sulla qualità delle uve e sulla risposta alle condizioni climatiche del territorio. Solo dopo queste verifiche un’impresa può valutare l’opportunità di dedicare nuovi terreni a una varietà poco conosciuta. Per i Nebrodi la questione riguarda anche il rapporto tra produzione e identità territoriale. Le varietà recuperate possono contribuire a distinguere i vini locali all’interno dell’offerta siciliana.

Il riconoscimento scientifico e quello normativo rappresentano dunque due passaggi complementari. Il terzo, quello economico, dipenderà dalla capacità delle imprese di trasformare queste uve in produzioni sostenibili e riconoscibili sul mercato.

Per iscriversi alla masterclass di Venerdì 2 Ottobre: https://nebrodieat.altervista.org/#iscrizione-masterclass
 

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