Vini dealcolati, ora si può produrre anche in Italia: il decreto che sblocca la filiera

vino dealcolato

Ora è ufficiale: i vini dealcolati possono essere prodotti anche in Italia. Con il decreto interministeriale Mef-Masaf arriva finalmente la cornice fiscale che mancava e che, di fatto, ha finora impedito alle cantine italiane di presidiare direttamente un segmento di mercato in forte crescita.

La vera svolta del provvedimento non è tanto nel prodotto finale, quanto nel chiarimento sul trattamento fiscale dell’alcol estratto durante la dealcolazione. Un passaggio tecnico, ma decisivo. È proprio l’incertezza sulle accise applicabili alla soluzione idroalcolica ottenuta dal processo che aveva costretto molte aziende a spostare le lavorazioni all’estero, soprattutto in Germania e Spagna, con costi aggiuntivi e una filiera spezzata.

Il decreto stabilisce ora regole precise: i soggetti che operano come depositi fiscali di prodotti alcolici intermedi e di vino possono effettuare la dealcolazione entro limiti quantitativi definiti, sapendo con esattezza quali sono gli obblighi fiscali, autorizzativi e amministrativi. Vengono disciplinati anche la conservazione e la movimentazione dei prodotti, rendendo finalmente operativo un segmento che, in Italia, era rimasto sulla carta.

Per il mondo del vino significa una cosa molto concreta: la possibilità di tenere in casa una fase delicata della lavorazione, senza dover ricorrere a impianti esteri. Un aspetto che pesa soprattutto per le aziende più strutturate, ma anche per quelle realtà che negli ultimi mesi avevano già investito in tecnologia di dealcolazione, restando però ferme in attesa delle regole.

«Con questo decreto – ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida – diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per produrre vini dealcolati e offrire nuove opportunità alle imprese». Un segnale che intercetta una domanda legata a nuovi stili di consumo, tra riduzione del contenuto alcolico, attenzione al benessere e mercati internazionali sempre più sensibili a queste categorie.

Dal settore arriva un giudizio positivo. Per Federvini, la definizione della gestione fiscale dell’alcol è il passaggio chiave. «È un provvedimento atteso – ha commentato il presidente Giacomo Ponti – che consente finalmente di realizzare queste produzioni anche sul territorio nazionale».

Per il vino italiano non si tratta solo di seguire una tendenza. Con il nuovo decreto, la dealcolazione entra a pieno titolo nella filiera produttiva nazionale: meno burocrazia, più controllo industriale e maggiore competitività su un mercato che, piaccia o no, sta diventando sempre più rilevante anche per il made in Italy.


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