La corsa alle pagine viste e la pubblicità programmatica non bastano più a sostenere il modello dell’editoria digitale. Mentre diminuisce la distanza tra chi produce informazione professionale e chi costruisce contenuti sulle piattaforme, cambia anche il valore economico delle competenze: credibilità, reputazione e capacità di raggiungere direttamente il pubblico diventano asset centrali.
È uno dei punti emersi nel confronto tra giornalisti, creator ed editori all’XI Festival del Giornalismo Enogastronomico, moderato da Nino Amadore. Dietro il dibattito sui nuovi linguaggi c’è infatti una questione industriale: trovare un modello capace di finanziare l’informazione mentre cambiano distribuzione, consumi e piattaforme.Il confine tra giornalismo tradizionale e creator economy diventa così meno netto. Non perché le due attività coincidano, ma perché ciascuna possiede qualcosa di cui l’altra ha bisogno.
Credibilità da una parte, pubblico dall’altra
Biagio Semilia, imprenditore ed editore, ha sintetizzato il punto: «Creator e giornalisti devono lavorare insieme». Alla base c’è la trasformazione del modello economico dell’editoria. La pubblicità programmatica e la ricerca continua di traffico hanno perso forza, mentre acquistano peso credibilità e reputazione. La complementarità è evidente. Una testata giornalistica può mettere a disposizione di un creator autorevolezza e riconoscibilità. Il creator, dall’altra parte, può aiutare l’editore a entrare in contatto con pubblici che non utilizzano più abitualmente i canali tradizionali.
Giuliana Piazzese ha posto proprio il problema della distanza tra giornalismo e pubblico con una domanda: «Perché non siete negli spazi dove ci sono le persone?». Instagram, TikTok, podcast e smartphone rappresentano ormai luoghi di accesso alle informazioni, non soltanto piattaforme di intrattenimento. La proposta è trasformare questa distanza in uno scambio di competenze. I creator possono trasferire conoscenza delle piattaforme, strumenti tecnici e nuovi linguaggi. I giornalisti possono offrire verifica delle fonti, metodo e cultura professionale.
L’esperienza raccontata da Assia La Rosa mostra le dimensioni potenziali di questo passaggio. Il rapporto con gli studenti universitari le ha permesso di osservare direttamente la centralità acquisita dai social tra le nuove generazioni. Da qui la sperimentazione con podcast, video e montaggio. «Non faccio altro che pensare al cambiamento», ha spiegato. Alcuni contenuti realizzati per Instagram e TikTok hanno raccolto decine di migliaia di visualizzazioni; uno dedicato alla storia di un prodotto siciliano ne ha raggiunte circa 200 mila.
Per le redazioni, tuttavia, l’adattamento ha un costo. Alfredo Pecoraro, giornalista dell’ANSA, ha ricordato che gli organici sono più piccoli, i carichi di lavoro aumentano e il tempo per sperimentare diminuisce. Una parte dei contenuti continua inoltre a parlare soprattutto agli addetti ai lavori, con maggiori difficoltà nel raggiungere le generazioni più giovani.
Il valore dell’informazione nell’era dell’AI
Alla crisi economica si aggiunge quella della distribuzione. Tony Siino ha indicato un passaggio destinato a incidere direttamente sul rapporto tra testate e lettori: motori di ricerca e sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più capaci di rispondere alle domande senza richiedere all’utente di raggiungere direttamente il sito di un giornale. È un cambiamento che mette sotto pressione proprio il modello basato sul traffico. Se diminuisce la necessità di visitare una testata per ottenere un’informazione, diminuisce anche il valore di una strategia costruita prevalentemente sul numero di pagine visualizzate. Per Siino, il prossimo confronto potrebbe dunque non essere più tra giornalisti e creator, ma tra giornalismo e intelligenza artificiale.
In questo quadro la credibilità assume un peso maggiore, ma pone anche una questione di regole. Concetto Mannisi, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, ha richiamato la differenza tra chi opera all’interno di un sistema professionale regolato da norme deontologiche e chi produce informazione senza essere sottoposto agli stessi obblighi. Responsabilità, tutela delle persone e gestione delle fonti restano elementi distintivi dell’attività giornalistica. Il punto di equilibrio dovrà quindi tenere insieme sostenibilità e affidabilità. Per Semilia, dopo una lunga fase dominata da immediatezza e velocità, potrebbero tornare ad avere valore profondità, lentezza e qualità del rapporto con il pubblico. Anche attraverso modelli ibridi nei quali digitale e carta tornino a incontrarsi.
La trasformazione dell’editoria si gioca così su un paradosso: proprio mentre distribuire contenuti è diventato più semplice, diventa più difficile costruire un modello economico attorno all’informazione. In questo scenario reputazione e fiducia possono diventare non soltanto valori professionali, ma fattori decisivi per la sostenibilità delle testate.

