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Nebrodi, 284 milioni di spesa e una domanda aperta sui risultati

Quanti servizi hanno attivato i progetti finanziati nei Nebrodi? Quali effetti hanno prodotto sull’economia locale? Nei 42 comuni del Gal Nebrodi Plus manca una valutazione complessiva capace di rispondere. Il problema riguarda 284 milioni…

Quanti servizi hanno attivato i progetti finanziati nei Nebrodi? Quali effetti hanno prodotto sull’economia locale? Nei 42 comuni del Gal Nebrodi Plus manca una valutazione complessiva capace di rispondere. Il problema riguarda 284 milioni di euro di pagamenti registrati da OpenCoesione tra il 2016 e il 2025: risorse delle quali si conoscono i flussi finanziari, ma non esiste una lettura territoriale integrata dei risultati economici e dei servizi entrati in funzione.

È questo il nodo che emerge dal report sul territorio e l’economia dei Nebrodi presentato a Galati Mamertino, nel Messinese, durante il Festival del giornalismo enogastronomico. L’associazione Network ha elaborato il lavoro con la collaborazione della Fondazione Innovation Island e la responsabilità scientifica dell’economista Sebastiano Bavetta.

La distinzione conta: una misurazione debole non dimostra, da sola, che gli investimenti abbiano fallito. Impedisce però di stabilire quali interventi abbiano funzionato, quali richiedano correzioni e su quali convenga concentrare altre risorse. Il report sposta così l’attenzione dall’ammontare dei finanziamenti alla loro capacità di incidere sul territorio. Una verifica tanto più necessaria in un’area che continua a perdere abitanti e presenta forti squilibri nella distribuzione delle attività economiche.

Popolazione in calo, economia concentrata e agricoltura frammentata

Nel 2024 i 42 comuni contavano 134.104 residenti, 603 in meno rispetto all’anno precedente. Sul calo pesa più il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, del saldo migratorio interno. La questione demografica, dunque, non si esaurisce nelle partenze verso altri territori: riguarda anche la capacità della popolazione di rinnovarsi.

Dentro questo perimetro, industria e servizi si concentrano nei centri costieri e nei poli maggiori. Nel 2023 le 10.312 unità locali hanno prodotto 893,9 milioni di euro di valore aggiunto. Il totale descrive la dimensione delle attività, ma nasconde una distribuzione territoriale molto diseguale: non basta quindi a rappresentare le condizioni economiche dei singoli comuni.

L’agricoltura presenta un’altra fragilità. Il censimento del 2020 rileva 9.649 aziende e 100.275 ettari di superficie agricola. La base produttiva è ampia, ma frammentata: almeno sei aziende su dieci hanno una produzione standard inferiore a 4.000 euro annui. È un indicatore della dimensione economica aziendale, che non va confuso con il reddito netto degli agricoltori.

Neppure le produzioni più rappresentative dispongono di conti economici aggiornati. Per suino nero, provola e nocciola mancano serie comparabili su quantità, prezzi, trasformazione, occupazione e valore trattenuto nei diversi passaggi delle filiere. Questa lacuna impedisce di ricostruire con precisione quanto della ricchezza generata resti agli allevatori e agli agricoltori e quanto si distribuisca nelle fasi successive.

Anche il dato sulla spesa pubblica richiede un perimetro chiaro. I 284 milioni di pagamenti censiti da OpenCoesione riguardano 3.168 progetti e 8.857 movimenti nel decennio 2016-2025. Non rappresentano tutta la spesa pubblica destinata all’area: restano fuori la spesa corrente, gran parte degli aiuti agricoli, il PNRR e le operazioni attribuite soltanto a livelli provinciali o regionali. Non è quindi un bilancio completo delle risorse affluite nei Nebrodi, né consente da solo un giudizio sull’efficacia dell’intervento pubblico.

La verifica dei progetti diventa il nodo delle prossime scelte

La prima questione operativa riguarda ciò che i finanziamenti hanno già realizzato. Il report indica la necessità di verificare l’effettiva operatività di progetti come Botteghe Nebrodi, ospitalità diffusa e Neblab. La domanda non riguarda soltanto quanto abbiano speso, ma quali attività e servizi siano oggi in funzione.

A questa verifica si affianca la proposta di un osservatorio economico territoriale, con dati pubblici, aggiornamenti annuali e criteri statistici trasparenti. Ricostruire i conti delle filiere del suino nero, della provola e della nocciola permetterebbe di individuare dove si produce valore e quali passaggi presentano le maggiori debolezze. Misurare la circolazione della spesa turistica tra costa e aree interne aiuterebbe invece a capire quanto l’economia dei visitatori coinvolga anche i comuni lontani dal mare.

Sono priorità di lavoro, non risultati già acquisiti. Per renderle utili alle decisioni, il report propone di collegare ogni nuovo programma a pochi risultati osservabili e a un calendario pubblico di verifica. Ciò consentirebbe di confrontare gli obiettivi dichiarati con quanto accade dopo l’erogazione delle risorse.

Il calo demografico non prova l’inefficacia dei singoli progetti, così come il volume dei pagamenti non ne certifica il successo. Senza una valutazione comune, però, le prossime scelte di spesa rischiano di riproporre interventi dei quali non si conosce ancora la resa. Per i Nebrodi la questione è poter scegliere cosa finanziare sulla base di effetti documentati, oltre che di risorse disponibili.

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