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Il Bàtu di Taormina entra nella Guida Michelin

Il ristorante Bàtu del Grand Hotel San Pietro di Taormina entra nella selezione della Guida Michelin, fra i nuovi indirizzi annunciati il 21 ottobre. La ristorazione è uno degli ambiti su cui Lindbergh Hotels…

Il ristorante Bàtu del Grand Hotel San Pietro di Taormina entra nella selezione della Guida Michelin, fra i nuovi indirizzi annunciati il 21 ottobre. La ristorazione è uno degli ambiti su cui Lindbergh Hotels ha puntato nella riqualificazione del cinque stelle lusso: un intervento sull’intero albergo per il quale il gruppo dichiara oltre 16 milioni di euro di investimenti. “Bàtu è una parte fondamentale di questo progetto”, spiega il direttore Piero Benigni.

L’albergo occupa una villa di inizio Novecento. Sulla terrazza del Bàtu i tavoli sono disposti fra gli alberi del giardino mediterraneo, con l’Isola Bella e l’Etna nel panorama. Per le cene private l’albergo riserva la Rotonda sul Mare, protesa verso lo Ionio, con un maître dedicato.

A guidare la cucina è Luca Miuccio, taorminese, classe 1987. Ha cominciato a lavorare a 14 anni nell’azienda degli zii, specializzata in forniture agroalimentari per la ristorazione, prima delle esperienze in Italia e all’estero, anche a Villa Sant’Andrea e al San Domenico Palace Hotel. Oggi è affiancato dal sous chef Gabriele Sciacca e dal maître Carmelo Famà. Alla squadra rivolge il ringraziamento per l’ingresso in guida Michelin: “A tutti loro va il mio grazie più sincero: questo riconoscimento è prima di tutto merito loro”.

La sua idea di cucina assegna agli ortaggi il ruolo principale. A loro è dedicato “Equilibrio Mediterraneo”, percorso vegetariano da otto portate; altrettante ne conta “Giorni Nostri”, che affianca al vegetale pesci e carni.

Nel percorso vegetariano il pomodoro ricorre in tre delle otto portate, dall’apertura al dolce. Nel «Pesce Rosso», il piatto simbolo di Miuccio, compare con estratto d’alga e pomodoro secco. Nello spaghetto se ne usa l’acqua, con il basilico; nella “Sfera al pomodoro” diventa polvere, insieme a cioccolato bianco, capperi e olio extravergine.

All’extravergine è riservata anche una carta di cinque produzioni siciliane, con indicazioni sulle varietà delle olive e sulle provenienze. Il Cherubino di Terraliva arriva dai Monti Iblei, da olive Tonda Iblea; Centonze propone la Nocellara del Belice. L’Etna che si vede dalla terrazza ritorna nella carta dei vini, con sezioni dedicate ai bianchi da Carricante e ai rossi da Nerello Mascalese. Fra i produttori compaiono Benanti, Graci e Tenuta delle Terre Nere, accanto alle etichette di altre regioni italiane e francesi.

Come i vini e gli oli, anche le acque hanno una carta dedicata, che comprende la norvegese Voss e l’islandese Icelandic Glacial. Tè e infusi sono in foglia, preparati con un estrattore Hario; fra le tisane c’è Bali di Dammann Frères, a base di tiglio e verbena, aromatizzata alla frutta e alla rosa. Il caffè può essere espresso o a filtro.

Con «Luca, ago e filo», lo chef propone un’idea sartoriale della cena: un menu di tre o cinque portate costruito intorno ai gusti di chi si siede a tavola.

La colazione di Forchetta 24

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