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Charleston, la rinascita: Solofra e Merolli guidano la nuova cucina d’autore di Palermo

Palermo – Una storia lunga quasi sessant’anni torna a illuminare la scena gastronomica nazionale. Il Charleston, ristorante simbolo dell’eleganza palermitana e primo in Sicilia ad ottenere due stelle Michelin, riapre le porte da sabato…

Palermo – Una storia lunga quasi sessant’anni torna a illuminare la scena gastronomica nazionale. Il Charleston, ristorante simbolo dell’eleganza palermitana e primo in Sicilia ad ottenere due stelle Michelin, riapre le porte da sabato 29 novembre nella sua sede storica di piazzetta Flaccovio, a pochi passi dal Teatro Massimo, con un’anima rinnovata che guarda al futuro senza tradire la memoria.

Il Charleston torna oggi come luogo identitario, ma anche come laboratorio di ricerca e di estetica. Una rinascita che porta con sé la storia della città e un nuovo capitolo della sua cucina d’autore.

A guidare la nuova era saranno Giovanni Solofra e Roberta Merolli, coppia nella vita e nella cucina, reduci da esperienze stellate tra Taormina e Paestum. Tecnica, identità e poesia: è questo il linguaggio con cui scelgono di raccontare la Sicilia contemporanea, senza nostalgia ma con rispetto e visione.

«Il Charleston non è un ricordo – spiega Giovan Battista Anello, erede della famiglia Glorioso-Anello e custode della sua storia – ma una casa che accoglie chi ama la bellezza e la cultura della cucina italiana. È il ponte tra ciò che siamo stati e ciò che aspiriamo a diventare».

Memoria e futuro nel piatto

Solofra e Merolli parlano di “ritorno al futuro”: un viaggio che unisce i piatti iconici del Charleston alle nuove tendenze della cucina d’autore. Una contaminazione culturale, proprio come avveniva negli anni Settanta, quando Palermo scopriva filetti flambé, influenze internazionali e la leggendaria Turtle Soup.

Oggi quella zuppa del 1969 torna trasformata in “Turtle Soup 1969”, un raffinato omaggio tra citazione storica e arte, con un richiamo a Andy Warhol. Accanto a lei, ruotano altri simboli di stile e memoria:

  • “Gramigna Lido 1969”, tributo ai tempi della terrazza sul mare;
  • filetto alla lampada, profumato al whisky e servito come rito scenico della sala;
  • Coppa Charleston e Turbante del Sultano, dolci storici ripensati con cura sartoriale;
  • fuori menù, l’ironia pop di “Ma quanto costano le banane a Palermo?”, ispirato a Johnny Stecchino.

Il cuore dell’esperienza è il percorso degustazione “Back to the future”, disponibile in sette o nove portate, affiancato da una carta autunno-inverno che omaggia mercati, prodotti siciliani e memorie familiari.

La Sicilia viva tra accoglienza e materia

Prima ancora dei piatti, l’esperienza parte dall’accoglienza. L’ospite attraversa un percorso scenografico tra fotografie, premi e collezioni di famiglia. Un cammino simbolico “dalla storia alla scoperta”, come racconta Mariella Glorioso, che ha curato anche la nuova estetica della mise en place.

Tornano in sala i portafiori storici trasformati in porta-grissini, le porcellane Ginori ed Eschembach, gli argenti custoditi per decenni: piccoli “tesori del Charleston” che oggi diventano parte della narrazione.

In cucina e in sala, una brigata giovane proveniente da diverse regioni italiane contribuisce a dare forma a un luogo che unisce arte, cucina e cultura gastronomica. Una Palermo attuale, elegante e vivace, che si racconta in ogni gesto.

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